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Farmaci per L'Ansia
Scritto da Dott. Alessio Penzo, Psicologo e Specialista in Biofeedback e Neurofeedback Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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Farmaci per L'Ansia

 

 

  

Cenni storici

Per quanto riguarda gli interventi di tipo farmacologico per il trattamento dei sintomi dell'ansia, nella prima metà del 1900 gli stati ansiosi erano “calmati” mediante l’utilizzo di BARBITURICI ad azione lunga. E’ il caso del FENOBARBITAL, che penetra così lentamente che il cervello del paziente può adattarsi agli effetti sedativi mantenendo una funzione abbastanza vigile. Questi farmaci producono dipendenza e per questo venivano somministrati per brevi periodi.

 

Nel 1955 veniva commercializzato negli USA il MEPROBAMATO con il nome commerciale di Miltown.

Questo è un derivato della MEFENESINA, scoperta da F. Berger nel 1945 a Londra. Egli cercava una sostanza in grado di uccidere i microrganismi resistenti alla penicillina (Gram negativi) e in un esperimento osservò che la mefenesina aveva un effetto mio-rilassante e non comprometteva la vigilanza nel topo.

Quando poi tale sostanza fu provata sugli uomini si osservò che oltre ad avere un effetto miorilassante era anche in grado di alleviare l’ansia e non provocava sonnolenza.

Ben presto il Miltown divenne famoso e molto usato, ma presto si scoprì che il suo effetto era minore rispetto a quanto pubblicizzato, che produceva dipendenza e che aveva gli stessi effetti sedativi dei barbiturici.

La sua scoperta fu comunque importante perché introdusse il concetto di agente farmacologico in grado di dominare in modo selettivo l’ansia. Fino ad allora infatti si pensava che ansia e sonnolenza fossero un tuttuno inscindibile.

 

Fu così che le case farmaceutiche cominciarono a cercare sostanze che avessero gli effetti desiderabili e non quelli non desiderabili.

Nel 1960 venne commercializzato il LIBRIUM, un nuovissimo farmaco che aveva meno effetti indesiderati dei farmaci precedenti. In realtà il Librium era stato scoperto anni prima dal chimico Leo Sternbach che, sulla base sue ricerche condotte 20 anni prima, produsse per la Roche un gruppo di sostanze dette CHINAZOLINE. Dal 1953 al 1955 ne studiò gli effetti sui topi senza però trovare alcun potenziale terapeutico, tanto che abbandonò lo studio prima sperimentare l’effetto dell’ultimo composto che aveva prodotto. Più di un anno dopo, mentre riordinava il suo studio trovò quell’ultima chinazolina e la diede a Randal, capo del dipartimento di farmacologia della Roche per sottoporlo alle prove di routine per vagliare i farmaci. Randal trovò che quella chinazolina era il miglior ansiolitico che avesse mai visto.

Fu così che Sternbach esaminò più attentamente quella sostanza chimica in seguito chiamata librium e notò che essa non era affatto una chinazolina, ma un composto chimico completamente diverso, una nuova classe che venne chiamata BENZODIAZEPINE.

Dal librium vennero sintetizzati molti derivati, il più efficace tra questi era il DIAZAPAM, che venne commercializzato nel 1963 col nome di VALIUM.

 

Inibitori Selettivi del  Reuptake della Serotonina (SSRIs)


Questo tipo di farmaci che sono degli antidepressivi, SSRIs alleviano I sintomi d’ansia bloccando il riassorbimento o reuptake, della serotonina da parte di determinate cellule nervose.

La serotonina è un neurotrasmettitore chimico, cioè una sostanza che porta dei messaggi chimici da un neurone o gruppo di neuroni all’altro.

Questo meccanismo rende disponibile una maggiore quantità di serotinina, il che migliora l’umore.

 Gli SSRIs (esempi sono: citalopram, escitalopram, fluoxetina, paroxetina, and sertralina) generalmente producevano una minore quantità di effetti collaterali se comparati con gli antidepressivi triciclici. Tuttavia effetti secondari comuni sono l’insonnia o la sonnolenza, disfunzioni sessuali, aumento di peso.

Gli SSRIs sono considerati un trattamento effettivo anche per tutti i disturbi d’ansia, sebbene il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo tipicamente richieda dosi maggiori. 

 

Inibitori del  Reuptake Serotonina e Noradrenalina (SNRIs)


I farmaci Inibitori del  Reuptake Serotonina e Noradrenalina (venlafaxine and duloxetina) hanno  due meccanismi d’azione: aumentano I livelli dei neurotrasmettitori serotonina e noradrenalina inibendo il loro riassorbimento nelle cellule del cervello.

Come per tanti altri farmaci, esistono degli effetti collaterali, come disturbi gastrici, insonnia, mal di testa, disfunzioni sessuali e ipertensione.

Questi farmaci sono considerati il trattamento ellettivo del disturbo d’ansia generalizzato.

Inizialmente utilizzati per la cura della depressione, successivamente gli  SNRIs sono stati usati per molti altri disturbi come il disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività, disturbo di panico, sindrome della fibromialgia, e per il sollievo dai sintomi della menopausa.

 

 

Benzodiazepine

 

Le Benzodiazepine sono utilizzate nel trattamento a breve termine dell’ansia.

Il maggior effetto di questi farmaci (esempi sono: alprazolam, clonazepam, diazepam, and lorazepam) è di favorire il rilassamento e ridurre la tensione muscolare e altri sintomi fisici dell’ansia. L’uso a lungo termine necessita di un aumento del dosaggio, per avere lo stesso effetto, e ciò può causare problemi legati alla tolleranza e alla dipendenza.

 

 

Antidepressivi Triciclici


Per quanto riguarda il trattamento a lungo termine dell’ansia molti specialisti ricorrono agli antidepressivi triciclici, come amitriptilina, imipramina, and nortriptilina. 

Sebbene siano in grado di ridurre I sintomi dell’ansia, hanno molti effetti collaterali, come ipotensione ortostatica, cioè l’incapacità di mantenere la stazione eretta a causa di un calo eccessivo della pressione sanguigna, stitichezza, ritenzione urinaria, secchezza delle fauci, visione sfocata.

 

Tutti i farmaci vanno assunti in seguito a prescrizione da parte dello psichiatra, e la terapia va fatta sotto controllo medico, in quanto l’aggiustamento dei dosaggi, gli effetti collaterali, la regolarità nell’assunzione vanno monitorizzati da un esperto, per evitare il rischio di danni secondari.

 

 


 
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