Sunday, 19 May 2013
Disturbo d'Ansia da Separazione
Scritto da Dott.ssa Loredana Scalini e Dott. Alessio Penzo Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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Disturbo d'Ansia da Separazione

 


Secondo il DSM-IV-TR il bambino con Disturbo d'Ansia da Separazione mostra un’ansia eccessiva e inadeguata rispetto al livello di sviluppo raggiunto, nelle situazioni che implicano la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato, con esordio prima dei 18 anni: sono presenti almeno 3 dei seguenti elementi:

1) Il bambino ha una sensazione di forte Malessere tutte le volte che si verifica la separazione da casa o dalle principali figure di attaccamento o persino quando pensa alla separazione.

2) Il bambino mostra una preoccupazione immotivata di perdere le principali figure di attaccamento, o che accada loro qualche cosa di pericoloso.

3) Il bambino mostra una preoccupazione infondata che succeda qualcosa che possa provocare la separazione dalle figure di attaccamento, come ad esempio perdersi o essere rapito.

4) Il bambino si rifiuta di allontanarsi da casa per la paura della separazione, ad esempio non vuole andare a scuola.



5) Il bambino manifesta forte paura o  di stare solo a casa o senza le principali figure di attaccamento, oppure più in generale senza adulti significativi.

6) Il bambino non vuole andare a dormire senza avere vicino uno dei personaggi principali di attaccamento, per cui non riesce a dormire fuori casa.

7) Il bambino fa spesso incubi sul tema della separazione.

8) Il bambino manifesta frequenti sintomi fisici, ad esempio mal di testa, dolori di stomaco, nausea o vomito ogni volta che si verifica o si prospetta il pensiero della separazione dalle principali figure di attaccamento.

- I sintomi descritti durano almeno 4 settimane, e causano una sofferenza al bambino oppure una compromissione dell'area sociale, scolastica o di altre importanti aree del funzionamento psicologico.

L’Esordio viene specificato come Precoce se avviene prima dei 6 anni di età.


Manifestazioni e disturbi associati

 

 
I bambini con questo disturbo in genere provengono da famiglie molto unite; quando vengono separati dalle figure di attaccamento, possono mostrare ritiro, apatia, tristezza o difficoltà a concentrarsi nel gioco e spesso hanno bisogno di sapere dove si trovano e di mantenere contatti telefonici. A seconda dell'età possono aver paura dei mostri, del buio, degli animali, dei viaggi, degli incidenti, di situazioni percepite come pericolose per l'integrità loro e della loro famiglia. Si possono lamentare che nessuno li ami e desiderare di morire, possono mostrare rabbia o aggressività contro chi sta forzando la separazione.

 

I bambini sono spesso intrusivi, bisognosi di attenzione costante e spesso divengono una fonte di frustrazione per i genitori e portano conflittualità. A volte sono coscienziosi, compiacenti e desiderosi di piacere, possono lamentare problemi somatici.
Vi sono comunque variazioni legate alla cultura di appartenenza riguardo il livello di tolleranza della separazione, e va sempre considerato questo aspetto.


L'ansia e l'anticipazione della separazione possono divenire evidenti nella media fanciullezza. Sebbene gli adolescenti con questo disturbo possano negare l'ansia riguardo alla separazione, essa può essere riflessa dalla loro limitata attività indipendente e dalla riluttanza a lasciare la casa.
Il disturbo può svilupparsi dopo qualche evento di vita stressante. Le minacce di separazione possono portare il bambino a crisi di ansia estrema ed anche ad attacchi di panico.

 

 Gli adulti con questo disturbo sono in genere eccessivamente preoccupati per i figli e i coniugi mostrando notevole malessere quando sono separati da loro.

 

PREVALENZA, DECORSO E FAMILIARITA’

 

Tale disturbo può essere innescato da eventi stressanti di diverso tipo: traslochi, cambiamento di scuola, morte di un parente o di un animale domestico, malattie. L’esordio può avvenire anche in età prescolare e comunque prima dei 18 anni (non oltre i 6 anni per l’ICD-10 che chiama tale disturbo “Sindrome Ansiosa da Separazione nell’Infanzia”).

Tale disturbo è più frequente tra i parenti biologici di primo grado ed è più frequente nei figli di madri con Disturbo di Panico.

 

 

BOWLBY E L'ANGOSCIA DI SEPARAZIONE

 

  In campo psicopatologico, Bowlby ha studiato le reazioni dei bambini piccoli di fronte alla separazione dalla madre; egli ha così descritto 3 stadi della reazione alla separazione:

 

 –   fase di protesta – che è espressione del dolore e della sofferenza per il distacco - si verifica al momento della separazione; il bambino piange, si agita, tenta di seguire i genitori, li chiama (soprattutto al momento di andare a letto), è inconsolabile; in seguito, dopo 2 o 3 giorni, le manifestazioni acute si attenuano. 

 

–   fase di disperazione - è la manifestazione della depressione e del lutto; il bambino rifiuta di mangiare, di essere vestito, si chiude in se stesso, è inattivo, non chiede nulla a chi gli è intorno: sembra in uno stato di grave lutto. Questa è la fase più simile alle manifestazioni depressive dell’adulto. 

 

–   fase di distacco - è la manifestazione di un’elaborazione psichica di difesa e di ricostruzione; il bambino non rifiuta più la presenza delle infermiere, accetta cure, cibo e giocattoli; se in questo momento rivede sua madre può non riconoscerla o evitarla. Più spesso strilla e piange: la frustrazione provocata dalla non soddisfazione del bisogno primario di attaccamento spiegherebbe la reazione di collera ed in seguito l’ostilità nei confronti della figura frustrante. Questa reazione è particolarmente intensa nei bambini tra i 5 mesi e i 3 anni.

 

 In particolare la mancata soddisfazione del bisogno primario di attaccamento determina la comparsa di un’angoscia primaria: l’angoscia è per Bowlby una reazione primaria di fronte alla separazione e costituirà il prototipo di situazione angosciante nel futuro di quell’individuo.

 

Anche il ripetersi delle separazioni sembra essere molto nocivo poiché il bambino sviluppa un’estrema sensibilità all’assenza del genitore e un’angoscia permanente che genera una forte dipendenza del bambino alle figure di attaccamento, determinando un reazione definita da Bowlby «attaccamento angosciato» (che in certi casi è più o meno inconsapevolmente provocato dal genitore per aumentare l’attaccamento a se del proprio figlio).

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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