Saturday, 19 May 2012
Ansia nel Bambino: Introduzione
Scritto da Dott. Alessio Penzo Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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ANSIA NEL BAMBINO: Introduzione

  

L’angoscia insorge quando la dotazione maturativa dell’individuo non può rispondere in maniera adeguata ad una tensione interna o esterna vissuta come minacciosa.

Le manifestazioni cliniche dell’angoscia sono molteplici, varie e mutevoli: in clinica infantile viene fatta la distinzione, oltre che tra le manifestazioni croniche ed acute, anche tra quelle di età preverbale e quelle di età verbale.

 

  • ANSIA e ANGOSCIA, DIFFERENZE

 

I due termini sono spesso usati come sinonimi perché la distinzione linguistica è presente solo nelle lingue latine, mentre in inglese e tedesco si usano rispettivamente i termini anxiety e angst per indicare entrambe i termini.

        Ecco quali sono le differenze nell’utilizzo dei termini ansia e angoscia:

            

           1 – Gli psicoanalisti traducono angst con angoscia, gli psicologi con ansia.

           2 – Gli psichiatri utilizzano “ansia” in riferimento ai soli aspetti psichici dell’emozione e “angoscia” quando, in concomitanza, si hanno manifestazioni somatiche talvolta particolarmente vistose.

           3 – C’è chi considera l’angoscia come uno stadio più grave dell’ansia.

           4 – C’è chi considera l’ansia come una condizione psico-fisica normale e, in alcuni casi, utile per il conseguimento di alcuni obiettivi, e l’angoscia come la versione nevrotica o psicotica dell’ansia.

 

ANGOSCIA = Parola introdotta in ambito filosofico da Kirkegaard – Per Freud angoscia = ansia = angst – vedi sopra.

 In questa sede (psicopatologia infantile) si terrà conto delle seguenti definizioni:

 

–         Ansia = sentimento penoso associato ad un atteggiamento di attesa di un evento vissuto come spiacevole.

–         Angoscia = sensazione di estremo malessere accompagnata da manifestazioni somatiche (neurovegetative e viscerali).

–         Paura = è legata ad un oggetto o ad una specifica situazione nota.

 

 

 

  

ANGOSCIA PREVERBALE DEL NEONATO E DEL BAMBINO PICCOLO

 

Cogliere questo tipo di angoscia dipende soprattutto dalla capacità empatica dell’adulto: ad esempio, solitamente una madre sa riconoscere dalla tonalità dalle emissioni vocali, ma anche da altri segnali emessi dal bambino, lo stato emotivo di quest’ultimo, compresi gli stati di angoscia.

 

Gli stati di angoscia sono spesso accompagnati da alcuni comportamenti tipici:

 

-          Alterazioni del tono muscolare, come ipertonia e scatti motori.

-          Ipervigilanza associata ad un viso immobile, di ghiaccio, silenzioso e attento.

-          Movimenti non finalizzati come il rivoltare all’indietro il capo o il tronco.

-          Incapacità del neonato di trovare una posizione di benessere tra le braccia della madre che cerca di assecondarlo.

-          Disturbi somatici come anoressia, colica idiopatica e, principalmente, disturbi del sonno con incapacità da parte del bambino di assestarsi su un ritmo sonno-veglia regolare.

 

ANSIA  DEL  BAMBINO IN ETA’ VERBALE

 

-          IPERANSIETA’  o  ANSIA CRONICA 

 

Il bambino iperansioso sperimenta continuamente un sentimento vago di apprensione, di attesa ansiosa, come se stesse per accadere qualcosa di terribile. Solitamente tale forte inquietudine è riferita al timore che accada una disgrazia ai propri familiari o anche a se stesso; possono manifestarsi anche un’eccessiva irritabilità, richieste di essere rassicurato dall’adulto, timori di vario genere e idee depressive come sensi di colpa o sentimenti di autosvalutazione. Accanto a tale ansia di fondo possono verificarsi episodi di attacchi di panico.

 

-          ATTACCHI DI PANICO  o  CRISI D’ANGOSCIA ACUTA

 

L’attacco di panico ha un inizio spontaneo ed improvviso e si manifesta con i seguenti sintomi:

 

–         Sintomi Psichici = sentimento di angoscia acuta, di paura di impazzire, sensazione di aver perso il controllo della propria psiche, di estraneità, perdita dei riferimenti, percezione che non esista più nessuno in grado di aiutare a venirne fuori.

–         Sintomi Somatici = palpitazioni, tachicardia, sensazioni di soffocamento, dolori toracici, addominali, nausea, vomito.

–         Sintomi Neurologici = tremori, scosse muscolari, vertigini, capogiri, svenimenti, malori.

–         Sintomi Vasomotori = sudorazione, vampate, brividi.

 

La ricorrenza degli attacchi di panico con una certa frequenza, consente la diagnosi di Disturbo di Panico in riferimento al DSM-IV.

 

Quanto più il bambino è piccolo, tanto più è ricca l'espressione somatica: il bambino sembra terrorizzato, in un bagno di sudore, difficilmente predisposto al ragionamento. Prima dei 7 anni solo la presenza di un genitore può calmare una crisi di angoscia. In seguito, verso gli 11-12 anni, l’angoscia si manifesta attraverso il passaggio all’atto che consiste in comportamenti vari, come le fughe, comportamenti aggressivi, di collera e richieste continue.

Il contenimento fisico deciso ma benevolo del bambino da parte dell’adulto può calmare una crisi di angoscia nel giro di qualche minuto. Dal colloquio clinico, risulta spesso che tali crisi di angoscia sono precedute da un evento o un pensiero, molto spesso legati ad idee di separazione; quanto più il bambino è piccolo, tanto più artificiosa risulta essere la distinzione tra iperansietà o attacco di panico e angoscia di separazione dall’adulto.

 

EVOLUZIONE

 

 Da alcuni studi risulta esistere una continuità della sintomatologia infantile in età adulta.

La comorbilità frequentemente osservata con altre manifestazioni patologiche pone la questione della trasformazione del sentimento ansioso in una patologia diversa che può avere:

 

–         Carattere psichico: fobie, inibizioni, ossessioni.

–         Carattere affettivo e comportamentale: collera, instabilità, agitazione.

–         A espressione somatica: disturbi del sonno, dell'alimentazione, ipocondria.

 

 

Spesso l’ansia dei bambini che soffrono di queste crisi di panico, evolve nel Disturbo di Panico, mantenendo la sua modalità di espressione tipica, oppure può evolvere in Depressione, Fobie, disturbi ossessivi o altre manifestazioni nevrotiche; spesso tali disturbi sono associati a sintomi depressivi, a disturbi del comportamento con agitazione, instabilità e condotte tossicomani, disturbo da deficit di attenzione e disturbi sul piano dell’inserimento sociale.

 

EPIDEMIOLOGIA  DEI  DISTURBI  D’ANSIA

 

La maggior parte degli studi epidemiologici sull’ansia del bambino tendono a considerare insieme nei loro risultati sia il bambino che l’adolescente; resta difficile dunque farsi un’idea sul disturbo d’ansia nel bambino. A questo c’è da aggiungere che non ci sono studi epidemiologici su bambini in età preverbale.

Premettendo che, quanto più il bambino è piccolo, tanto più risulta essere artificiosa la distinzione tra iperansietà e Angoscia Patologica da Separazione, sembrerebbe che quest’ultima sia la manifestazione più frequente nel bambino piccolo fino agli 8 anni di età; da uno studio inoltre risulta che l’incidenza dei bambini che soffrono di ansia di separazione varia in funzione della capacità del genitore di riconoscere tale ansia.

Da alcuni studi è emerso quanto segue:

 

–         Angoscia di separazione tra i 2-3 anni = 6,3%

–         Angoscia di separazione tra i 5-6 anni = 2,75%

–         Fobia Sociale tra 7-11 anni = 1%

–         Fobia Semplice tra 7-11 anni = 3-9%

 

 


 

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