Saturday, 19 May 2012
Inibizione e intellettualizzazione
Scritto da Dott.ssa Loredana Scalini Mostra tutti gli articoli di questo autore.
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Inibizione in adolescenza

 

Due forme di difesa che l’Io mette a punto nel corso dell’adolescenza sono, secondo Anna Freud, l’ascetismo e l’intellettualizzazione che diventa possibile solo dopo il raggiungimento dello stadio delle operazioni formali (Piaget) ed in cui l’adolescente trasforma l’energia pulsionale in eccesso dando origine ad un’intensa attività mentale che si manifesta nella formulazione di pensieri astratti: vi sarebbe cioè un sovrainvestimento dei processi mentali. Il versante negativo dell’intellettualizzazione consiste nella presenza frequente di disturbi nevrotici associati. Secondo l’autrice la comparsa di tali condotte mentalizzate costituiscono una parziale vittoria dell’Io mentre la comparsa di condotte agite al contrario sono una parziale vittoria dell’Es.

 

Inibizione intellettiva

 

L’inibizione intellettiva coinvolge alcune funzioni cognitive e si manifesta nell’adolescente con la difficoltà di portare avanti gli studi nonostante la volontà. I test di intelligenza rivelano spesso capacità mentali elevate se non superiori alla media, ma l’adolescente non si sente abbastanza bravo per l’attività di studio reagendo con un lavoro estenuante ma scarso nei risultati, oppure con un rifiuto.

 

L’inibizione intellettiva può essere dovuta ad un processo di rimozione che trascina con sé, oltre che le rappresentazioni legate alle pulsioni libidiche ed aggressive vissute come minacciose, anche i processi mentali che generavano proprio dalla sublimazione di quelle pulsioni.

Ed in effetti in adolescenza si assiste ad una massiccia intensificazione delle pulsioni libidiche e quindi ad un aumento della loro pressione.

 

Inibizione a fantasticare

 

Consiste nell’incapacità di sviluppare la dimensione fantasiosa. Le fantasie legate alle intense esigenze pulsionali tipiche della pubertà sono vissute come pericolose, forse a causa della presenza di un Super-Io troppo severo o di un Io troppo fragile.

 Ciò dà origine alla scarica delle pulsioni attraverso il passaggio all’atto o alla rimozione delle fantasie e delle relative pulsioni che si manifesta in un estremo conformismo alle esigenze ambientali. Tale conformismo può anche subire degli improvvisi crolli con passaggi all’atto, tra cui il tentativo di suicidio.

Secondo alcuni autori l’inibizione è dovuta ad un iperinvestimento mentale di energia libidica a causa del quale l’attività mentale diviene una sorta di equivalente mastubatorio fonte di colpa o angoscia.

 

Inibizione relazionale (timidezza)

 

Nell’inibizione relazionale ad essere compromessa è la socializzazione dell’adolescente il quale soffre di un’eccessiva timidezza che lo porta a evitare un gran numero di situazioni sociali e contatti sociali, pur desiderandoli.

La vita fantasmatica è spesso molto ricca e vi è il timore che le fantasie possano essere in qualche modo lette dalla persona che ne è oggetto.

Si ritiene che la timidezza sia legata al secondo processo di separazione-individuazione e a una fragilità e labilità dei confini del Sé tipici dello sviluppo pubertario. Si possono infatti osservare tutti i gradi di inibizione e di corrispondente fragilità dei confini del Sé, da quella lieve, in cui i confini sono solamente fonte di dubbio, a quella grave, in cui i confini sono percepiti estremamente fragili e mal definiti portando talvolta al ritiro autistico vero e proprio. 

 

 


 

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